| Aracnosofia | ||
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C'è un ragno sul soffitto lo osservo da disteso aspettando che mi cada in bocca cadrà sul morbido, e non appena si sarà ripreso dal tonfo, trotterellando percorrerà quel falso riso che avrò preparato per lui; poi m'attraverserà il palato, palpiterà sulle gengive e l'ugola, e, sapendosi un ragno con del fegato, sicuro s'addentrerà nella mia gola; titillerà un po' schizzinoso l'epiglottide: io non deglutirò, lasciando fare, e gusterò, dall'alto dei miei sensi, l'ardito zampettare un po' interdetto dal dubbio che assalirà l'amico aracnide: esofago o trachea, levità o peso, volgare stomaco, richiamo della carne, o superne sfere del nutrimento aereo? No, non deciderà poi così in fretta, e le sei zampe (o forse otto) esiteranno; io, stanco, mi sarò a quel punto alzato canticchiando, e indifferente me ne andrò per la cucina, bicchiere in mano, a dare al caso l'incombenza di finire il morituro. E sarò il tempo, il destino, l'alleato del dio soffitto, un poco troppo sdrucciolevole. |
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| Settembre 1992. |