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Quale il peso delle povere parole quando ancora ci apprestiamo a farci forza, quando il tempo ci considera trascorsi quale il metro delle nostre litanie? E mi aspetto che consideri il silenzio che di certo sarà giunto ad attorniarci come il pegno dei pensieri più innocenti, dei momenti trasognati il segno truce: e così ci scontreremo un'altra volta, e il fragore delle anime nell'urto porrà fine a quel perenne assopimento di cui troppo abbiamo fatto vanto; e percossi subiremo la scoperta, male atroce che non abbiamo mai patito, e ai riversi nostri occhi ammutoliti parrà chiaro tutto il nostro non agire. Pentirsi come mai ci fu possibile, forse la via d'uscita, e ancora il dolore per non poterti avere. |
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| Febbraio 1996. |