| Waterloo | ||
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Alla vigilia la noia prepotente mi lascia l'incombenza del rimpianto, rimango qui a fissare il muro bianco e l'ombra della non-iniziativa. Svenevole e sventata vita attiva non lascia che rifiuti in luoghi sparsi, ma il passo non s'invola, e sul da farsi rimangono dubbiosi gli occhi rossi. Alla vigilia di un giorno delirante combatto questa noia strafottente che oggi più di ieri è qui a sfidarmi al tavolo dei genii battaglieri; ma oggi le mie armate sono fiacche, e attenderò gli eventi, ed il tramonto, la notte che porterà consiglio, il rapporto dei miei esploratori. Neppure ho ancora chiara la visione del campo di battaglia, né il nemico si è mai mostrato appieno agli occhi lucidi: aspetto un cielo terso il cui sereno mi aiuti a ritrovare in me il riparo che sognano i soldati, i miei soldati da troppo tempo soli e trascurati dal loro generale. Volessi la sconfitta oppur la resa, non avrebbe senso questa attesa: dunque avrò nel cuore la vittoria. Ma il riesame della mia posizione, e di come sia da schierarsi il battaglione prima dell'attacco decisivo, mi lascia qui bloccato, qui inattivo, né aiuta l'esperienza del passato: il fiore nuovo non è ancora sbocciato, invano ne coltivo il vaso vuoto, e intanto ne approfitta l'avversario, e appronta indisturbato l'offensiva. |
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| Maggio 1997. |